I vostri agenti AI stanno già agendo. Chi ne risponde legalmente?

I vostri team stanno implementando agenti AI che non si limitano più a suggerire testi o analizzare dati: oggi eseguono transazioni, interrogano registri aziendali e prendono decisioni.

Dal punto di vista operativo è un traguardo. Dal punto di vista del rischio e della governance, è un’area grigia estremamente vulnerabile.

La domanda che prima o poi ogni CdA, auditor o autorità di vigilanza vi porrà è: “Chi ha autorizzato questa specifica azione, e come potete dimostrarlo?”

Oggi, l’infrastruttura IT standard non ha una risposta. L’autorizzazione vive nel codice applicativo, e questo comporta tre enormi rischi di compliance:

  1. Nessun valore probatorio
  2. Conflitto di interesse tecnico
  3. Mancanza di un artefatto ispettivo

Come è possibile chiudere questo gap? Il progetto Mandato può essere la soluzione.

I framework normativi (AI Act, GDPR, NIS2) richiedono accountability dimostrabile, non solo buone intenzioni. Abbiamo digitalizzato l’istituto del mandato con rappresentanza (artt. 1703–1741 c.c.), trasformandolo in un proxy di governance per sistemi AI.

Cosa fa in sintesi Mandato:

  1. Firma le deleghe digitalmente: trasforma ogni autorizzazione all’AI in un mandato crittografico (chi, cosa, per quanto tempo, con quali limiti).
  2. Blocca le anomalie alla radice: l’enforcement è deterministico (“default deny”).
  3. Produce prove opponibili a terzi.

Se la vostra organizzazione sta affidando processi reali all’Intelligenza Artificiale, la conformità non può essere delegata al software engineering tradizionale. Le responsabilità vanno definite prima del primo incidente.

Abbiamo pubblicato l’impianto architetturale su arXiv: arXiv:2608.14074. Presenteremo Mandato sul palco di DigithON.

Sono a disposizione dei vostri team di innovazione e compliance per approfondire come scalare l’AI mitigando radicalmente il rischio legale.

Pubblicato originariamente su LinkedIn.